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Romeo e Giulietta

2026

Nato dalla collaborazione tra Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, il progetto unisce prosa e teatro musicale attorno alla storia di Romeo e Giulietta.
Le versioni di Shakespeare e Gounod condividono lo stesso impianto scenico e si alternano, offrendo al pubblico due differenti sguardi sulla medesima vicenda.

    Produzione

    produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia

    Fondazione Teatro Lirico “G.Verdi” di Trieste

    Teatro Biondo Stabile di Palermo

    Teatro Stabile di Catania

    Centro Teatrale Bresciano

    adattamento e regia Paolo Valerio

    scene Francesca Tunno

    costumi Stefano Nicolao

    luci Claudio Schmid

    videomaker Alessandro Papa
    coreografie Monica Codena
    aiuto Regia Giulia Bonghi

    musiche originali Valter Sivilotti
    eseguite dal vivo dall’Orchestra della Fondazione Teatro Lirico “G.Verdi” di Trieste

    konzertmeister e violino solista Stefano Furini

    violoncello solista Giulia Lanati

    trombone solista Domenico Lazzaroni

    collaboratore musicale Davide Coppola

    Foto di scena dello spettacolo Romeo e Giulietta di William Shakespeare, regia di Paolo Valerio
    Cast

    Giulietta Caterina Truci

    Romeo Giacomo Albites Coen

    Nutrice / Frate Lorenzo Fulvio Falzarano

    Mercuzio Pietro Sparvoli

    Tebaldo Pietro Desimio

    Padre Capuleti Alessandro Dinuzzi

    Madre Capuleti Giulia Perelli

    Cecchino / Principe Stefano Scandaletti

    Benvolio Sebastiano Caruso

    Yuri / Lina Francesca Masini

    Foto di scena dello spettacolo Romeo e Giulietta di William Shakespeare, regia di Paolo Valerio
    Note di Regia

    Desideravo che a questa nuova edizione di “Romeo e Giulietta” facesse sfondo un luogo universale, che potesse raccontare la tragedia dei due amanti in un contesto di violento contrasto, come è nel testo di Shakespeare: l’odio delle famiglie insanguina le strade di Verona. E che fosse in forte rapporto con il tema dell’inutilità della guerra, poiché oggi il tema del conflitto è così atrocemente, insensatamente presente, che mi sembra impossibile estraniarsene, nemmeno – o soprattutto – accingendosi ad un atto artistico, nemmeno se raccontiamo una storia d’amore.

    Ho pensato alla guerra dei Balcani perché si tratta di uno scenario vicino a noi ma al contempo posto ormai a una qualche distanza. Trascorsi trent’anni, sono evidenti la complessità inestricabile del tema dei nazionalismi e delle etnie, ed un bilancio doloroso che mostra come abbiano perso tutti…

    Non raccontiamo la loro storia, ma studiando questo contesto, mi ha molto toccato la vicenda reale di “Romeo e Giulietta di Sarajevo”: Admira Ismić e Boško Brkić, fidanzati di etnie diverse, che tentando la fuga assieme verso un futuro possibile per loro, hanno trovato una morte crudele su un ponte, per mano di un cecchino.

    Un cecchino: come quelli che ci restituiscono le cronache attuali, che stanchi della loro vita borghese nella tutela della pace, raggiungevano la città assediata – passando spesso proprio da Trieste – per degli agghiaccianti “safari umani”, per provare il brivido di uccidere civili, ignari. Vite appese a un filo, al destino, al caso della scelta, come racconta Ezio Gavazzeni ne “I cecchini del weekend” come se fossimo passati – scrive – «dalla banalità del male, all’indifferenza del male». E in quest’“indifferenza del male” risuona in me ancora Shakespeare, quando il suo Shylock nel “Mercante di Venezia” dichiara di volere la libbra di carne di Antonio (e dunque la sua vita) semplicemente “merry sport”.

    Questo senso della fatalità s’intreccia drammaticamente anche alla vicenda di “Romeo e Giulietta”: un testo di destino, dove tutto avviene per caso, l’amore e la morte.

    Gli occhi dei due innamorati si incontrano alla festa per caso, ma è lo stesso caso che pretende poi la morte di Mercuzio e quella conseguente di Tebaldo, e il fato crea il ritardo della lettera che metterebbe in salvo la vita di Romeo e Giulietta e invece conduce alla catastrofe…

    Il mondo di Sarajevo è un percorso di ispirazione, e sarà evocato dallo spettacolo, che però rimane potentemente radicato e fedele alla drammaturgia di Shakespeare: amo il suo linguaggio nitido e poetico, comunicativo ed commovente. La poesia trovo sia una parte fondamentale di questo testo giovanile del Bardo.

    I nostri Giulietta e Romeo dunque si dicono amore in poesia, ma vestiti come nella Sarajevo degli anni Novanta (nei costumi di Stefano Nicolao), anelando l’uno all’altro, e a comprimere la distanza fisica che li divide, lei su un lungo ponte sospeso, che sarà il balcone e prenderà anche altri importanti significati: uno dei pochi e indicativi elementi in una scena essenziale.

    La scenografia – avvalendosi della medesima concezione cui ricorriamo per l’opera lirica – cita il capolavoro di Josef Svoboda ed è dominata da uno specchio che nello spettacolo di prosa usiamo sia per immergere la vicenda in ambientazioni di forte senso, grazie alle proiezioni azimutali di Alessandro Papa, alle luci di Claudio Schmidt (e alle suggestioni sollecitate dal libro “Shooting in Sarajevo” di Luigi Ottani), sia come strumento attraverso cui valorizzare la recitazione. Un gioco di moltiplicazioni ed evocazioni di senso.

    La connessione con la Fondazione del Teatro lirico Giuseppe Verdi ha schiuso l’ulteriore inestimabile opportunità di lavorare con dodici professori d’orchestra in buca ed alcuni solisti, interpreti delle musiche originali di Valter Sivilotti. Il Maestro ha elaborato atmosfere balcaniche in brani che talvolta sono d’ambientazione o di sottofondo e altre volte danno un senso all’azione, un ritmo agli attori. “Romeo e Giulietta” è infatti un testo che richiede una dimensione di intensa fisicità, per questo Monica Codena ha creato coreografie accurate per evocare le danze e potentemente i duelli, costruiti senza armi, senza spade, solo corpo a corpo, uomo a uomo.

    L’unica arma è quella del cecchino: una presenza incombente, disturbante e reale – e  naturalmente inventata per questa particolare edizione – che il pubblico percepirà e  che incarnerà il destino, “l’indifferenza del male”, anticipando di un istante con il suo sibilo feroce e insensato le morti di Mercuzio, Tebaldo, Romeo, Giulietta… e riportando la sala alle riflessioni iniziali.

    Ma “Romeo e Giulietta” non è soltanto una tragedia d’amore… o anzi, lo è ancora più potentemente perché fino alla rissa in cui Mercuzio viene ucciso e da cui parte il vortice buio del dramma, il testo vive di una leggerezza che restituiamo grazie al lavoro armonioso di una notevole gruppo di attori – molti dei quali per scelta giovanissimi – che assicurano energia alle canzonature di Benvolio e Mercuzio, magia alla festa, e poi, la caduta nel dramma. Ma c’è anche l’insolito affidamento di qualche ruolo: come quelli di Frate Lorenzo e della Nutrice, entrambi interpretati da Fulvio Falzarano. Sono due figure più lievi ma incarnano tuttavia – specularmente – un tentato, ma pur sempre vano collegamento fra l’amore e le ragioni dei giovani, e l’ottusa chiusura del mondo adulto.

    I protagonisti percepiscono sé stessi come immortali, assetati di vita, assieme fragili e forti, proprio come lo erano i ragazzi durante l’assedio di Sarajevo, nella disperazione desiderosi di vivere.

    Ne è un emblema Giulietta, volitiva, decisa, guida del suo amato, donna coraggiosa che in poche ore passa dal letto d’infanzia, alla prima notte d’amore, dalla famiglia alla solitudine e alla perdita di ogni riferimento certo.

    Il progetto “Roméo et Juliette” / “Romeo e Giulietta” nasce dall’incontro tra Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, con l’obiettivo di mettere in dialogo prosa e lirica attraverso un’unica visione artistica e produttiva. L’idea, sviluppata insieme ai vertici delle due istituzioni, era quella di lavorare su un titolo shakespeariano capace di vivere contemporaneamente nei due linguaggi, condividendo l’impianto scenografico.

    I due spettacoli si alternano sera dopo sera nello stesso spazio teatrale. Il pubblico è così invitato ad attraversare la stessa vicenda attraverso forme espressive differenti, mettendo in relazione musica, testo, ritmo ed emozione.

    La scelta di Romeo e Giulietta è apparsa immediatamente naturale: da un lato la dimensione lirica e intima costruita da Charles Gounod, dall’altro la forza poetica del testo shakespeariano, ancora oggi capace di parlare con intensità allo spettatore contemporaneo.

    Questo progetto rappresenta anche un ritorno personale a un’opera che accompagna il mio percorso artistico fin dall’esordio registico del 1989 a Verona. Firmare entrambe le regie e affrontare parallelamente prove e debutti delle due produzioni costituisce così non solo una sfida artistica, ma anche un omaggio a Trieste, al Friuli Venezia Giulia e ai suoi teatri.

    Bozzetti