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Amleto

2023

Opera significativa del veronese Franco Faccio (1840–1891), compositore e direttore d’orchestra stimato dai grandi musicisti del suo tempo. Ispirata al più celebre dramma shakespeariano, conta sul libretto di Arrigo Boito e suscitò grande clamore al debutto, ma non fu più ripresa in Italia.

    Produzione

    Nuovo allestimento della Fondazione Arena di Verona

    Prima esecuzione italiana in tempi moderni

    tragedia lirica in quattro atti
    musica Franco Faccio
    libretto Arrigo Boito

    direttore d’orchestra Giuseppe Grazioli
    regia Paolo Valerio
    scene e projection design Ezio Antonelli
    costumi Silvia Bonetti
    luci Claudio Schmid
    responsabile dei movimenti mimici Daniela Schiavone
    aiuto Regia Giulia Bonghi
    maestro del Coro Roberto Gabbiani
    orchestra, coro e tecnici della Fondazione Arena di Verona

    Foto di scena dell'opera Amleto diretto da Paolo Valerio
    Cast

    Amleto Angelo Villari / Samuele Simoncini
    Claudio Damiano Salerno
    Polonio Francesco Leone
    Orazio Alessandro Abis
    Marcello Davide Procaccini
    Laerte Saverio Fiore
    Ofelia Gilda Fiume / Eleonora Bellocci
    Geltrude Marta Torbidoni
    Lo Spettro Abramo Rosalen
    Un Araldo Enrico Zara
    Il Re di Gonzaga Francesco Pittari
    La Regina di Gonzaga Marianna Mappa
    Luciano Nicolò Rigano
    Un Sacerdote Maurizio Pantò
    Primo Becchino Valentino Perera

    Foto di scena dell'opera Amleto diretto da Paolo Valerio
    Note di Regia

    “Se questa mia carne, troppo, troppo compatta, potesse sfarsi, sgelarsi e sciogliersi in rugiada!”

    Con questa immagine William Shakespeare racconta la fragilità di un uomo, il cui destino è segnato e che cerca nella sua mente, una via d’ uscita.
    Questo Amleto, seppur incerto e inquieto, tenta di reagire alla sua inadeguatezza.
    È un Amleto diretto e talvolta brutale: la sua malinconia in chiaroscuro scivola nell’ironia corrosiva e nello scherno.

    Cancellato qualunque romantico affetto nei confronti di Ofelia, è invece esaltato il rapporto edipico con la madre, da sussurro freudiano; egli è sempre incapace di vendicare il padre, ma è in grado di uccidere senza remore qualunque cortigiano.

    La scrittura di Faccio-Boito, due giovani scapigliati rivoluzionari, antiromantici, alla ricerca dell’arte totale e già predestinati a segnare quella traccia dell’avanguardia, ancora in qualche modo contratta e sospesa in Amleto, non risparmia gli elementi più viscerali e raccapriccianti dell’essere umano.

    “Teschi, vermi, bare, sepolcri, un’ossessione mortuaria che ha in sé qualcosa di nevrotico, indicano un rapporto con la vita problematico e non pacificato e anche un’ostentata provocazione borghese e romantica di decoro”. (Roberto Carnero, La poesia scapigliata, 2007).

    I due giovani artisti, cresciuti nella capitale della cultura, Milano, si lanciano con passione e ardimento in un progetto di poesia e musica che permetta loro di tradurre il dualismo shakespeariano, ancora così attuale, tra passato e futuro, bene e male, peccato e beatitudine, in un effimero, ma graffiante presente teatrale.

    La loro avanguardia letteraria si tramuta per noi in un’azione scenica, dove l’aspetto militaresco, come da riferimento filologico, è predominante.

    Un anno prima della realizzazione e messa in scena dell’Amleto al San Carlo di Genova infatti, Charles Baudelaire aveva utilizzato per primo il termine avanguardia, tipico del linguaggio militare, per indicare nell’arte ciò che era in contrasto con la tradizione.

    In questa linea, il lavoro sullo spettacolo ha voluto riprendere nella scelta dei costumi il secolo delle guerre e dell’inquietudine, il ’900, attraversandolo per stili e citazioni. Un ’900 tout court, senza una precisa datazione, ma immerso nel clima di un avanguardismo irrisolto e segnato dalle nuove teorie della psicanalisi.

    Pochi ed essenziali elementi scenici, per creare uno spazio vuoto, indefinito ed evocativo, interpretando la visione di Gordon Craig relativa allo spazio scenico e citando l’attore-marionetta nella scena play within the play.

    La parola poetica di Arrigo Boito e le armonie sospese di Franco Faccio si attraversano e si mescolano alla ricerca di una sinestesia, per ascoltare le immagini e vedere la musica.

    Video