Roméo et Juliette
Il progetto unisce Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste e Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia in un innovativo dialogo tra lirica e prosa, mettendo in scena Roméo et Juliette di Gounod e Romeo e Giulietta di Shakespeare sullo stesso palcoscenico, offrendo al pubblico l’esperienza di una stessa storia raccontata attraverso linguaggi artistici differenti.
Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste
in coproduzione con il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia – Il Rossetti
musica Charles Gounod
libretto Jules Barbier e Michel Carré
tratto da Romeo e Giulietta di William Shakespeare
direttore d’orchestra Leonardo Sini
regia Paolo Valerio
scene Francesca Tunno
costumi Stefano Nicolao
luci Claudio Schmid
videomaker Alessandro Papa
coreografie Daniela Schiavone
aiuto Regia Giulia Bonghi
maestro del Coro Paolo Longo
orchestra, coro e tecnici Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste
Juliette Nina Minasyan
Roméo Galeano Salas
Frère Laurent Alessandro Abis
Mercutio Christian Federici
Stéphano Nina Van Essen
Capulet Luca Dall’Amico
Tybald Gillen Munguía
Gertrude Caterina Dellaere
Le duc de Vérone Fulvio Valenti
Pâris Jorge Martínez
Benvolio Enrico Iviglia
Gregorio Nicolò Lauteri
Il progetto “Roméo et Juliette”/“Romeo e Giulietta” che vede unirsi il sapere produttivo – ossia l’eccellenza e l’identità – della Fondazione del Teatro lirico Giuseppe Verdi di Trieste e del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, ha iniziato a prendere forma un anno fa, quando con il Sovrintendente e i vertici del Verdi e il Presidente del Teatro Rossetti ho condiviso l’idea di lavorare assieme su un titolo shakespeariano espresso sia in lirica che in prosa, e di farlo in modo innovativo.
Desideravamo intrecciare i due allestimenti, usando lo stesso palcoscenico, la stessa concezione scenografica, intersecando i pubblici delle due istituzioni: una sera è di scena la lirica, la successiva la prosa. Agli spettatori del Friuli Venezia Giulia assicuriamo così l’opportunità di immergersi nell’esperienza inconsueta di conoscere la medesima storia raccontata secondo linguaggi e sensibilità artistiche differenti.
Quella di “Romeo e Giulietta” è sembrata subito la scelta più adatta: l’incantata, intima visione musicale di Charles Gounod da un lato, dall’altro la poesia di Shakespeare capace di rifrangere, anche nello spettatore contemporaneo, emozioni vivissime.
Il capolavoro shakespeariano accompagna il mio percorso artistico fin da quando – nel 1989 – esordii nella regia con un’edizione a Verona, nel cortile di Giulietta, che ogni anno da allora viene riproposta. Ecco che la possibilità di firmare le due regie e affrontare negli stessi giorni il doppio impegno delle prove e dei debutti, è per me un onore e un’opportunità, nonché un omaggio a Trieste, alla sua regione ai suoi meravigliosi teatri.
Lo stesso teatro, la medesima concezione scenografica – che nel suo impianto cita il genio del ceco Josef Svoboda, creatore per la cosiddetta “Traviata degli specchi” di una delle pietre miliari della scenografia del Novecento – capace di raccontare la lirica e la prosa in diversi contesti storici.
I riferimenti, le suggestioni, le emozioni che avremmo offerto al pubblico portando in scena “Roméo et Juliette” di Charles Gounod e “Romeo e Giulietta” di Shakespeare, dovevano essere diversi, perché l’esperienza di fruizione si rivelasse davvero piena, significativa, perché i due allestimenti di prosa e lirica si compenetrassero e rappresentassero due punti di vista sulla medesima storia.
Per la lirica allora mi sono nutrito innanzitutto della splendida musica di Charles Gounod, delle sue indicazioni naturali: l’opera – del 1867 ma rielaborata fino alla fine degli anni Ottanta – è fondata sulla tensione dell’amore, un’energia totalizzante e pericolosa, un grande arco intimo e psicologico in cui il dialogo amoroso diventa il vero spazio d’azione.
L’ambientazione che abbiamo scelto si richiama a un tema su cui da anni – come direttore del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia – mi sto dedicando, quello cioè della valorizzazione, attraverso i linguaggi teatrali, dei giacimenti culturali e storici di questa città e di questo territorio: emblematici, inestimabili, spesso antesignani.
Trieste mi è sembrata il luogo adatto per contestualizzare “Roméo et Juliette”: è già di per sé una città di confine e porta nella sua storia una frattura identitaria, che declinata all’interno della vicenda di Romeo e Giulietta aiuta a sentire una divisione, come quella fra le famiglie shakespeariane e a intuire un senso di pericolosità, di conflitto. Ecco allora lo sfondo della Prima Guerra mondiale, in cui non era raro che nella stessa famiglia, a Trieste, ci fosse qualcuno che combatteva per l’Austria e qualcun altro che ambiva all’arrivo dell’Italia.
Così la mia Juliette è figlia di militari austriaci, è di alto lignaggio e vive in un luogo che evocherà il Castello di Miramare, mentre Roméo appartiene a una nobile famiglia italiana.
Tra le intuizioni di Gounod e dei suoi librettisti vi è un momento molto teatrale e profondamente drammatico, quando – scostandosi poco da Shakespeare – immaginano nel finale che Juliette si risvegli pochi istanti prima della morte del suo Roméo, appena in tempo per abbracciarsi e intonare assieme un ultimo struggente duetto, che in poche battute condensa le principali reminiscenze musicali della felicità passata, della notte d’amore e si carica di un brevissimo squarcio di speranza. Ma il giovane ha già bevuto il veleno e la sua amata lo seguirà nella morte.
Ces malheureux amants payèrent de leurs jours
a fin des haines séculaires
qui virent naître leurs amours!
Gli sfortunati amanti pagarono con i loro giorni
la fine dell’odio secolare
che vide nascere il loro amore!
(Da “Roméo et Juliette”, Prologo)